POLITICA E POTERE
Keller Sutter, Vance, l'Ucraina e la Svizzera. Tre domande a Simone Gianini
"Chi oggi gongola per la linea di rottura di Trump spero non abbia a pentirsene in futuro, quando l’equilibrio che ha tenuto in pace l’Europa non ci sarà più"
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Karin Keller Sutter è stata criticata per aver affermato che il duro discorso del vicepresidente JD Vance contro l'Europa alla conferenza di Monaco era "molto svizzero". Lei cosa ne pensa delle critiche alla presidente della Confederazione e del discorso di Vance?
"La Presidente della Confederazione ha già chiarito che si riferiva al passaggio in cui il vicepresidente americano sottolineava l’importanza di dare alla popolazione la possibilità di esprimersi direttamente. In questo senso poteva effettivamente essere visto come un “inno alla democrazia diretta” (di cui noi siamo campioni mondiali e che d’altro canto gli Stati Uniti nemmeno conoscono). Nella sua precisazione, la Consigliera federale ha invece indicato che non si riferiva – non volendolo e non potendolo nemmeno fare – ai passaggi (sferzanti) sulla politica interna degli Stati UE e della Gran Bretagna, sui loro rapporti con gli Stati uniti o sulla guerra in Ucraina.
E a quest’ultimo proposito, il discorso di Vance non può che preoccupare (e dovrebbe preoccupare anche chi oggi – senza purtroppo guardare più in là – osanna la politica di rottura di Donald Trump e il discorso del suo vice): laddove dice che in futuro l’Europa dovrà provvedere alla propria difesa, noi che – da piccolo Stato con un esercito giustamente autonomo e neutrale, ma giocoforza con possibilità limitate – ne siamo il centro geografico, dovremmo iniziare a inquietarci. Sia perché, se il continente venisse abbandonato alla sua sorte e (si può scherzare anche su questo, ma farei attenzione) non fosse in grado di difendersi, ad andarci di mezzo ci saremmo anche noi. Sia però anche perché, se i costi per la difesa da parte dei paesi europei dovessero esplodere (in un mondo sempre più instabile, anche a causa di certe inclinazioni del presidente americano che sembrerebbe offrire a Putin una vittoria, di cui aveva bisogno proprio per rafforzarsi verso i paesi occidentali), è indubbio che alla cassa, in un modo o nell’altro, verranno chiamati tutti quelli che di quella protezione ne godranno, Svizzera compresa.
Se a ciò si aggiunge la tela di fondo che sta dipingendo la nuova amministrazione statunitense con l’imposizione (o la minaccia) di dazi sulle importazioni (che fatalmente danneggeranno anche la Svizzera) e il disimpegno dalle organizzazioni multilaterali, ha ragione l’ex Consigliere federale Pascal Couchepin, quando dice di aver percepito dal discorso del vicepresidente americano e dal paese per cui ha parlato, non certo un approccio liberale (che pensa invece a lungo termine, apprezzando il valore delle istituzioni), ma piuttosto una faccia dell’America con tratti imperialisti".

Il Consigliere Nazionale UDC Piero Marchesi, rispetto alla nuova linea di Trump sull'Ucraina, ha detto che il presidente americano ha "smascherato l'illusione occidentale" e che "la Svizzera paga il prezzo di scelte miopi". Marchesi ha altresì aggiunto che "il Consiglio Federale e il ministro Cassis hanno perso un'occasione storica: quella di dare alla Svizzera il ruolo di mediatore che merita". Cosa risponde? Con il senno di poi noi svizzeri abbiamo sbagliato a posizionarci in questo conflitto?
"Rinvio a quanto detto sopra: chi oggi gongola per la linea di rottura (e, mi sia permesso, del tutto imprevedibile) del presidente americano, spero non abbia a pentirsene in futuro, quando l’equilibrio che ha tenuto in pace l’Europa negli ultimi ottant’anni non ci sarà più e la Russia, forte anche di un ribaltamento della realtà (quando sento che Trump avrebbe detto che è stata l’Ucraina a iniziare la guerra nei confronti della Russia…), decidesse nuovamente di espandere la propria influenza (o di espandersi tout court) verso ovest…
Sul ruolo di mediazione della Svizzera, mi pare che si sia cercato di fare quanto possibile su uno scacchiere internazionale quantomeno intricato (sul fatto di chi ha aggredito e chi lo è stato non mi pare ci possano però essere dei dubbi). Basti inoltre pensare che gli Stati Uniti, che ora sembrano voler abolire le sanzioni contro la Russia, hanno recentemente condannato professionisti svizzeri che le avrebbero violate. Malgrado ciò, non possiamo derogare – come giustamente non l’abbiamo fatto nemmeno negli scorsi anni, anche organizzando dei momenti d’incontro come ci era stato domandato di fare – alla nostra tradizione diplomatica e di buoni uffici, che – per definizione – sono a disposizione se richiesti, senza imposizione o secondo fine".

L'Europa e l'Unione Europea sembrano completamente allo sbando, travolte dal ciclone Trump. Teme che questa nuova condizione possa convincere la maggioranza degli svizzeri che è meglio non stipulare i nuovi accordi con l'UE?
"Ancora una volta: spero che il ciclone Trump alla fine del suo passaggio (che durerà comunque soltanto quattro anni, a meno che cambi la Costituzione americana come ha fatto Putin qualche anno fa con quella della Federazione Russa…) non lasci soltanto i cocci (politicamente parlando: un mondo instabile, se non completamente asservito agli Stati Uniti e alle autocrazie – Cina, Russia e Corea del Nord, solo per citare le più evidenti – che gli USA, nel nome della democrazia e della libertà, hanno sempre combattuto e ora, soprattutto alle ultime due, forse proprio per contrastare la prima, sembrano strizzare l’occhiolino).
L’Europa è debole, anzitutto perché non ha un esercito (e, anche sommando quelli dei singoli Stati – che dalla caduta del muro di Berlino hanno risparmiato sulle proprie forze armate, affidando alla NATO il compito di difesa – non si raggiugerebbe nemmeno lontanamente la potenza degli Stati Uniti o della Cina). È poi un’unione politica di Stati autonomi, con interessi difficili da far conciliare, se non con un progressivo allontanamento (e questo, per una regione così vasta e popolata, è oggettivamente un problema) di chi governa dalla popolazione. È quindi evidente che il momento non è il più propizio, ma la domanda è un’altra: la Svizzera (quale piccolo Stato alpino nel centro geografico del continente) potrà permettersi di restare isolata?"

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